ALZHEIMER: seminario del 21 giugno in pillole

ALZHEIMER: CONOSCERE PER GESTIRE LA MALATTIA

Nei decenni scorsi la demenza è stata considerata una normale sequela dell’invecchiamento, l’accentuazione cioè di un normale e ineluttabile processo fisiologico. Fortunatamente più di recente la medicina ha colto questa errata interpretazione dei SINTOMI INIZIALI DELLA MALATTIA da parte anche di molti medici di famiglia, che a volte ancora oggi contribuisce a perpetuare il fallace pregiudizio che questi siano effetto dell’età.

In realtà, le modificazioni delle funzioni cognitive che si possono riscontrare con l’età: difficoltà di memoria, un rallentamento nei processi di apprendimento o modificazioni della velocità di esecuzione delle prove di performance, sono stabili e non hanno impatto funzionale poiché l’anziano normale riesce a compensare in modo efficace queste alterazioni.

Date queste premesse, e dai dati ormai noti sull’invecchiamento della popolazione occidentale e in particolare italiana, si è inteso fornire INFORMAZIONI FINALIZZATE A COGLIERE I SEGNALI DI UN INVECCHIAMENTO NON FISIOLOGICO e che potrebbe portare viceversa a qualche forma di patologia generalmente identificata ieri come aterosclerosi oggi come demenza, più di frequente Alzheimer, in un’ottica di prevenzione secondaria e presa in carico tempestiva.

Si sono fornite delle informazioni sulle principali funzioni cognitive, come la memoria, coinvolte nella demenza.

Successivamente si sono date indicazioni su come “tenere allenato” un cervello sano, attraverso la ricerca di stimolazioni sia cognitive (scrivere, ripetere, contare) sia relazionali e affettive (dedicarsi ad hobby, attività piacevoli e coinvolgenti, coltivare relazioni sociali e familiari, fare attività fisica)

La parte centrale della discussione è stata dedicata a far emergere le caratteristiche che differenziano, funzione per funzione (memoria, orientamento, linguaggio etc.) un anziano “sano” da un anziano che potrebbe incominiciare a mostrare sintomi di decadimento cognitivo (i cosiddetti “campanelli d’allarme”). Infine, abbiamo esplorato e fornito SUGGERIMENTI E CONSIGLI SU COME INTERVENIRE, A CHI RIVOLGERSI NEL PROPRIO TERRITORIO.

In questa parte finale dedicata ad una discussione generale è emersa l’importanza di “aiutare chi aiuta”, di fornire sostegno a diverso livelli ai caregivers. In tal senso, sono apparsi fondamentali due aspetti:

  1. la diffusione di informazioni corrette chiare ed esaustive sulla malattia
  2. la possibilità di fruire di gruppi di sostegno e di auto-mutuo aiuto nei quali poter esprimere e condividere con persone alle prese con le stesse problematiche emozioni esperienze e vissuti.